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Il Piani Integrati Rurali
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Che cosa è il PIR

L'obiettivo strategico del Programma Operativo Regionale per le aree più interne della regione è senza dubbio quello di consentire una crescita equilibrata dei territori ad alto tasso di ruralità, da realizzare anzitutto attraverso politiche di riequilibrio demografico (stop all'esodo dalle aree rurali) e, nell'ambito della popolazione residente, tra classi di età, favorendo in ogni modo lo sviluppo di attività, compatibili con il delicato equilibrio ecologico che spesso connota queste aree, e che assicurino reddito e produzione di valore aggiunto.

Per fare questo occorre individuare, adoperando il linguaggio del POR, alcune variabili "di rottura" che consentano di invertire trend e tendenze ormai consolidati nel corso degli ultimi decenni : per le aree rurali si tratta di concentrare ed integrare le risorse, per così dire, sui processi di "cambiamento conservativo" in atto e nell'ambito dei quali - all'interno della questione della conservazione e della tutela dei caratteri di ruralità, specie nelle zone a maggiore consolidamento e di migliore conservazione - possano essere introdotte nuove attività,o attività complementari a quelle esistenti, che consentano di sviluppare all'interno dei territori e tra di essi un sistema compiuto di relazioni virtuose, una vera e propria "rete" per lo sviluppo rurale.

Per questo, il tema delle relazioni virtuose tra territori e, all'interno di essi, tra i soggetti (i "nodi" della rete) costituisce il patrimonio più importante da implementare nel corso del tempo, fino al suo pieno consolidamento in una vera e propria "rete ecologica per lo sviluppo" nella sua accezione più ampia, e cioè di circuito virtuoso perché produttore di esternalità positive e di beni pubblici nel senso più stretto del termine. Il ruolo dei Progetti Integrati Rurali in provincia è dunque di sperimentare un intervento, nel corso di un periodo di tempo relativamente breve se confrontato con i tempi delle trasformazioni economiche e sociali, su possibili nessi di causa/effetto tra l'obiettivo generale - il riequilibrio, la crescita -e questo lavoro di "ricucitura" della rete relazionale, esercitato attraverso il suo ampliamento per un verso, ed un suo utilizzo reso più frequente ed utile, per l'altro; rete che sta consolidandosi ormai nella cultura e nella prassi dell'intervento pubblico nelle aree in ritardo di sviluppo.

Sul terreno, i PIR dovranno necessariamente confrontarsi con almeno due sistemi di intervento pubblico già consolidati ed in qualche modo rispondenti a filosofie profondamente diverse: l'uno territoriale, la programmazione negoziata (dentro e fuori lo stock di risorse comunitarie disponibili) il PIC Leader+; l'altro di impostazione settoriale e realizzato attraverso il FEOGA (Garanzia e Orientamento) e che sono, entrambi, a metà del periodo di attuazione. La scelta di aree omogenee per i PIR e, soprattutto, una loro eventuale specializzazione funzionale non può infatti prescindere dalla più attenta valutazione delle possibili interdipendenze con i due sistemi oramai consolidati dell'intervento pubblico, che mettono in campo una pletora di modalità di attuazione, spesso rette da regole diverse, e che a tutt' oggi rischiano ancora di essere recepiti, nell'accezione più comune, l'uno come fenomeno di larga intermediazione sociale, tanto più sentita quanto più avviene in aree deboli sul piano sociale ed economico; l'altro come volto più ad obiettivi di miglioramento dell'efficienza interna dell'apparato tecnico/politico/amministrativo del settore pubblico che all'efficacia dell'intervento pubblico nel suo complesso, in relazione cioè ai suoi connotati strategici essenziali.

Inoltre, e questo aspetto è importante per le condizioni generali di modernizzazione delle istituzioni, l'esperimento dei PIR si innesta nell'ambito di un processo di devoluzione di responsabilità e di competenze che per il settore primario in generale, e per il mondo rurale più specificatamente, sembra essere significativamente più avanzato che in ogni altro settore. Quanto più dunque i PIR trasferiscono - lasciando comunque saldamente il controllo del processo in mani regionali - competenze, risorse e responsabilità ai territori, tanto più le istituzioni locali debbono mobilitarsi per raccogliere la sfida e consolidare la capacità di governance locale, attraverso la quale orientare e implementare le politiche pubbliche di sviluppo.
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